| | | Queste fotografie sono unintensa, appassionata, competente, partecipata, talvolta addirittura minuziosa, cronaca di unattesa, di una paura, di unansia che un popolo vive come un appuntamento ricorrente, come unabitudine, come un ripetersi di gesti, momenti, emozioni che sono profondamente impressi nel proprio patrimonio genetico. Mi piace segnalare lo snodarsi della narrazione visiva di Giuliano Ferrari, dalle prime avvisaglie del pericolo, dalla prime riunioni demergenza ai gesti, sempre antichi e sempre nuovi, del frettoloso raccoglier di oggetti utili, e di memorie da non disperdere, prima della fuga. Dallosservazione cupa delle golene inondate alleccitazione frenetica del rinforzo degli argini: in mezzo, il sorriso inconsapevole dei bambini che anche nella tragedia trovano motivo di gioco. E poi le prime inondazioni, i pericolosi fontanazzi, i profughi che hanno lasciato la casa allagata, aie e cortili trasformati in specchi fangosi, le barche, i gommoni, stivali e ombrelli. E, soprattutto, gli sguardi interroganti, i dubbi, le ansie lette sui volti. Ma insieme, anche la tranquilla consuetudine con linevitabile, vorrei dire la consapevolezza che il Grande Fiume non può sempre essere amico docile delle frenesie crescenti delluomo. Lanfranco Colombo (gallerista) | |