Ferrari è un’osservatore attento, in grado di individuare il momento
dell’azione sufficiente di per se stesso ad illustrare compiutamente
una determinata circostanza, a fare comprendere
una situazione complessa, a riassumere in una sola immagine
una storia, così come è divenuto abile nell’uso della sequenza,
cioè della serie successiva di immagini che, sfruttando la peculiarità
del linguaggio cinematografico, mostra una vicenda
nel suo svolgimento. L’alternarsi dei due sistemi narrativi,
appare regolata dal ritmo del racconto, dalla funzione
che il fotografo assegna ogni volta alle singole immagini
all’interno del discorso. Se osserviamo le fotografie, infatti,
ci avvediamo che esiste un’unità di racconto costante
in una temperata mescolanza della visione diretta,
di bressoniana memoria, con lo sguardo venato di surrealismo
della fotografia americana degli anni sessanta
e di quella europea più recente, come mostra la scelta
delle inquadrature e l’uso delle distorsioni ottiche derivate
dal grandangolo o dal mezzo tele.
Massimo Mussini
(critico fotografico)
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